Qualche appunto a “Gold Fever Again”

Se una serie di eventi che è noioso riassumere impedisce che esca ufficialmente
il mio secondo album “ufficiale”, ciò non vuol dire che alcune delle canzoni che
ho composto dopo “Traditional Man” non chiedessero con insistenza, come i Sei
Personaggi di Pirandello, di essere ascoltate.
Così, dopo averle registrate nello studio di casa dell'amico Roby Parodi, in una
lunga estate e in un lungo autunno,
insieme a molte altre vecchie e nuove, ho deciso di renderle scaricabili con
copertina, testi e traduzioni di quello che dovrebbe essere “Gold Fever Again”.
Il titolo nasce da una delle due canzoni “vecchie”, Gold Fever (1992), insieme
a On Wind's Wrong Side (1999), inserite perché mi sembrava completassero un
discorso ideale, e perché caccia all'oro esistenziale e corsa controvento sono
metafore che mi hanno sovente visitato, negli anni.
Le atmosfere sono sempre
le stesse del primo album, ancora più “traditional”, se vogliamo: ho suonato
tutto io, perché è un disco solitario, più che solista, spesso arrangiando
le canzoni strada facendo, scrivendo strofe mancanti in autobus, sbagliando
un assolo e lasciandolo così com'era, apposta.
Ne è venuto fuori un suono
che viene da lontano, molto vintage direbbe qualcuno, e a me piace così,
acustico, ruvido, desertico.
Ci sono personaggi, come in “Traditional”, da Lawman Johnny a Jeannie Finn,
da Medicine Joe a Josey Wales (Clint Eastwood, nel Texano dagli occhi di ghiaccio),
e poi c'è Huckleberry Finn, fratello maggiore di Jeannie, c'è la Bibbia, c'è
il capitano Achab, ci sono persone che ho amato e tutte le valigie che ci si
porta appresso, esistendo.
La qualità complessiva non è quella del primo disco.
L'anima è identica, forse un po' più densa.
Spero apprezziate quest'ultima.
Andrea