Scritti
Pagina 1/2 [ Vai a pag. 1  2  ]

DOUGLAS ADAMS


Addio, e grazie per tutte le risate


La reazione di un amico cui, bruscamente e quasi senza pensarci, ho annunciato la morte improvvisa di Douglas Adams (“Ma nooo!”) offre la misura dell’affetto di cui questo scrittore così poco prolifico, così poco presente negli ultimi tempi, continuava a godere.
Il mio amico sembrava aver perso realmente qualcuno di caro, come i fan che invadono di messaggi il sito www.douglasadams.com.
Un compagno di scherzi, magari di bevute, di quelli che si sta un po’ senza sentire, ma col quale si sa di poter sempre riallacciare un discorso.
Sì, Douglas Adams se n’è andato. Attacco di cuore, all’età di 49 anni, nella sua casa californiana. Sul sito, una foto recente ce lo mostra più attempato di quanto non denunci l’anagrafe, ed è facile supporre che non abbia condotto quel che si dice una vita morigerata.
Ma non è questo il posto per piangere, sempre che Adams gradisca un lamento funebre e non un chiassoso, rutilante funerale. Qui, casomai, è il posto per ricordarlo e al tempo stesso chiedersi che scrittore fosse, perché avesse un seguito così affettuoso.
In fondo, in Italia lo ricordiamo quasi esclusivamente per il ciclo della Guida galattica per gli autostoppisti, trilogia dilatatasi in pentalogia, e per l’uscita, nel 1996, de L’investigatore olistico Dirk Gently, primo romanzo cui avrebbero fatto seguito un altro mai tradotto da noi (The Long Dark Tea-Time of the Soul), e uno mai terminato.
Ogni abbozzo di discorso su Adams deve quindi passare per la Guida, oggetto di culto clandestino nelle terribili traduzioni di Urania verso metà anni Ottanta e solo di recente assurta a maggior dignità editoriale col passaggio del suo primo episodio agli Oscar Mondadori e quindi con un numero dei “Massimi della fantascienza” (giugno 2000) che la raccoglie per intero.
Nata come serie radiofonica, la Guida galattica è stata un po’ di tutto: letteratura, TV (per la BBC), videogame e, se l’infinita diatriba hollywodiana avrà termine, film, su sceneggiatura dello stesso autore, a testimoniare da un lato la sua capacità di sfruttare il filone individuato e, dall’altro, di un ininterrotto, quasi maniacale ritorno sull’opera e sui suoi sviluppi.
Pagina 1/2 [ Vai a pag. 1  2  ]