ROBERT SILVERBERG - Il Libro dei Teschi
(Fazi editore,
traduzione di Marco Pittoni, pag. 240, euro 16)
Autore noto al pubblico
della fantascienza, il prolifico e versatile Robert Silverberg ha in
realtà dato il meglio di sé in un novero ristretto, nel
tempo e per numero, di testi “di frontiera”, tutti dei
fatidici anni Settanta, cui Il Libro dei Teschi appartiene a
pieno titolo.
Potrà sembrare strano recensire tra le nuove
uscite un testo del 1972, già noto in Italia dal 1991 (era
uscito nei “Classici Urania” col titolo di Vacanze nel
deserto), ma sono la semplice potenza della sua invenzione
narrativa e del suo vigore espressivo a giustificarne la riscoperta,
anche perché gli spunti più rilevanti dell’opera
sembrano oggi forse persino più fertili rispetto alla sua
prima uscita.
La storia di quattro ragazzi americani alla ricerca di
un misterioso convento nel deserto dell’Arizona, sulla scorta
del classico manoscritto rinvenuto in una biblioteca, che promette
l’immortalità (ma solo a due dei protagonisti, a scapito
del sacrificio degli altri), è densa, tesa, potente:
strutturata su un’alternanza serrata delle quattro voci
narranti, compone un coro multiforme quanto mai emblematico di un
universo americano di ieri, che è ancora quello di oggi
(l’intellettuale ebreo, il poeta omosessuale, il ricco WASP e
il ragazzone del Kansas) e veicola una serie di temi e di prospettive
che assumono complessità e sfumature crescenti, rimescolando
le carte del gioco al massacro che unisce i quattro e solcando con
disinvolta intelligenza più generi, più registri
espressivi.
Romanzo di formazione, “on the road”,
filosofico, a suo modo thriller e persino horror, Il Libro dei
Teschi è un’indagine sull’irrazionalità,
sulla profondità interiore, sul “terribile conflitto tra
annientamento ed eternità”: si interroga con
agghiacciante sincerità sui “limiti”, tanto
esistenziali, quanto individuali e, nella parte conclusiva, quella in
cui domina quello sterminato contraltare metaforico rappresentato dal
deserto, sceneggia con memorabile violenza espressionistica le
confessioni, i frammenti di memoria, i diluvi di dolore che inondano
i quattro ragazzi, fino alla conclusione inevitabilmente aperta,
dolente.
Quando si dice: un
repechage intelligente, azzeccato, per più versi doveroso…
ANDREA MARTI |