Thirsty Winds
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Thirsty Winds - Book OneThirsty Winds - Book Two
I CAMBIAMENTI CHE STO ATTRAVERSANDO

Era una storia di volti arrossati,
la neve che si scioglieva lasciava intravedere qualcosa di triste
Tu mangiasti come pane ogni cosa che ti fu detta, mentre io sapevo che era il momento di diventare cattivo

Oh, oh, i cambiamenti che sto attraversando,
oh, oh, mi fanno pensare a te,
in un certo senso è così triste
che io non torni mai più indietro

Fu un mio amico che si mise in mezzo per orgoglio, tu vedevi dietro a quali muri tentasse di nascondersi
e poi lo portasti via, per un viaggio senza speranza, come facevi a sapere che saresti stata tu a restare imprigionata?

Oh, oh, i cambiamenti che sto attraversando,
oh, oh, ci fanno sentire così malinconici
in un certo senso siamo pazzi a giocare con la mente e con il cuore

Fu il passato che arrivò, talmente ben travestito che tu pensasti che la verità stava dalla sua parte. Tentai di dirti con che sfrontatezza mentisse, devi aver pensato che stessi piangendo per me

Oh, oh, i cambiamenti che sto attraversando,
oh, oh, mi fanno pensare a te
in un certo senso è un così triste
ma io ho ancora bisogno di tenerti per mano



TEMPI DURI PER CHI ASPETTA


Comune come il pane
Sono più tranquillo della neve
Faccio il mio lavoro
Pago per tutto quello che possiedo
Mi sono costruito una torre d’’avorio
A prova di rumore, calda, ma stamane mi sono svegliato e c’’erano avvoltoi in cielo
e in lontananza grida di una ragazza

Tempi duri per chi aspetta, tempi duri per le colombe, tempi duri per il silenzio, tempi duri per l’’amore

Mi sono comportato normalmente tutto il giorno ma avevo ancora voci nella mente,
travestito da me stesso stavo lasciando me stesso ben ben indietro
l’’aggressione della realtà che la T.V. non può contenere, il rifiuto del silenzio, la bocca piena di bugie e infiniti talk show da far terminare

Tempi duri per i regni, tempi duri per gli stupidi, tempi duri per i buffoni, tempi duri per voi

Ho avuto una visione molto chiara
Ho visto un gruppo di un milione di uomini muti come me, ho avuto la visione di un fiume che stava arrivando a salvare questa città. Non mi sentivo più pesante, dipinsi il volto con colori di guerra, passai tutta la notte in cantina a pulire il fucile e restai seduto, in attesa di partire

Tempi duri per i buffoni, tempi duri per gli stupidi, tempi duri per i regni, ora, e tempi duri per voi
Tempi duri per chi aspetta e tempi duri per l’’amore
Oh sì sto parlando di tempi duri
sto parlando di tempi duri
sto parlando di tempi duri
sto parlando di un po’’ di tempi duri, ora



(L’AMORE NON È MAI) ABBASTANZA

Non ti ho abbracciata,
non ti ho tenuta abbastanza stretta da farti sentire le mie braccia
e dirti che non ti faranno alcun male?
Possono spaccare montagne e nuotare attraverso oceani
ma possono costruirti un nido di pettirosso in cui puoi dormire.

Guarda questo falò che brucia,
viene dal profondo di me,
risplenderà per tutta la notte.

Non ti ho cantata abbastanza forte fino a farmi sanguinare le labbra,
e non ho suonato questa chitarra fino a farla bruciare?
Non ho urlato con abbastanza forza che non mi arrenderò a nessun vento,
e non ti ho detto che non c’’è notte che possa farmi andare via?

Nessuna tempesta, niente sabbie mobili, nessun buco,
sono qui e non me ne andrò,
l’’amore non è mai abbastanza.

Non ti ho guardata, non ho fissato abbastanza i tuoi occhi da sprofondare
nella loro luce, al fondo della loro luce, la loro calda luce scintillante?
Non ti ho cercata in ogni angolo di questa città,
questa città abbandonata,
dove la gente un giorno se ne è andata?


Continuo a camminare per le strade,
non c’’è nessuno da incontrare, l’’amore non è mai abbastanza, l’’amore non è mai abbastanza, l’’amore non è mai abbastanza.



DEDALO (Solita canzone in Mi Minore)

1. Ecco la solita canzone in Mi Minore, scritta per la gioia degli amici,
che scorre progressivamente verso i suoi accordi di Do e Re,
come la traiettoria di una freccia.

2. Vado abbondantemente alla deriva nel Fiume Specchio,
faccio abbondanti retate delle solite cose,
so che cambiare accordi non significherebbe liberarmi
da ciò che continua a ostacolarmi.

3. Tutto quello che volevo era un volo nei cieli liberi
e mi sono trovato un labirinto in piccole cittadine,
tutto quello che volevo era una luce nelle notti scure
e mi sono procurato un bicchiere e una torre.

4. Sono come un Dedalo che costruisce sempre lo stesso dannato corridoio,
sono come un Dedalo imprigionato qui,
non verrò e non andrò,
sono come un diavolo ingannato, zero vale dieci per me,
oh se soltanto quella nazione di compagni di prigionia
potesse sintonizzarsi su Radio A. M.
Per piacere, non ve ne andate, per piacere, restate ammaliati,
restate in linea, non c’’è rinuncia per questo Notiziario dall’’Ego.
Hey, hey, hey, mescolatevi nel fiume che scorre
Hey, hey, hey, non tarderò e non me ne andrò.

5. Prestate orecchio a questo Dedalo che chiama,
non arriva più lontano di una vecchia T. V.,
non si può raccogliere ciò che non si è seminato,
è quel che dicono a proposito del silenzio.

6. È la mia solita canzone in Mi Minore, durante l’’‘Exodus’’ degli amici più stretti,
scritta tra le gocce di nebbia di un metrò a Milano,
ricordate quando?

7. Sto solo barando, e le bugie mi tranquillizzano
nel mezzo di uno stupido scherzo giocoliere-uragano, fatto a mio uso esclusivo,
sto solo mischiando le cose nella memoria, non sono mai stato in metrò a Milano,
ma per piacere non andatevene,
non giratevi.
Per piacere non sparite, per piacere non lasciatemi,
sintonizzatevi ancora una volta,
Radio A. M. ora vi saluterà
Hey, hey, hey, cette amour così forte, così scemo,
non siamo tutti Prevertiti?
(o non siamo pure Preavvertiti?)

8. Ecco la solita canzone in Mi Minore,
scritta tra un po’’ di Sangue, Sudore e Lacrime,
ecco la comunicazione affidata a venti impazziti,
io canto per me.

9. Sono come un Dedalo che costruisce sempre lo stesso dannato corridoio,
sono come un Dedalo imprigionato qui, non verrò e non andrò, non verrò e non andrò…



DISPERATI D’AMORE

C’’è una donna che è disperata d’’amore,
siede fuori, dal Bar dei Mattoni Rossi,
sta pensando solo al suo uomo, ora,
la gente parla, ma il suo sguardo è distante.
C’’è un uomo che è ugualmente disperato d’’amore,
seduto su una sedia in una cucina vuota,
sente lei nel cuore,
quella è la sua casa, vuole dirglielo.

Tu, tu sei il solo, bisbiglia lei
Tu, tu sei la sola, mormora lui
Tu, tu soltanto, stanno gridando,
lo gridano così forte che il mondo risuona.

Guarda quella donna coi suoi amici,
guarda lo smarrimento nei suoi occhi,
guarda quell’’uomo in una casa troppo grande,
guardalo guardare i fantasmi di lei.

Chorus

C’’è una donna disperata d’’amore che cammina, la testa tra le mani,
c’’è un uomo disperato d’’amore che vaga, la testa tra le mani.
Lei vuole lui e lui vuole lei,
subito, immediatamente, assolutamente,
ora è impossibile, ma non lo sarà,
perché ci sarà un altro giorno,
perché lei sente la mano di lui sulla sua vita
e lui sta sentendo l’’amore di lei nella sua anima.

Chorus



CONTARE SU DI TE

Mi svegliai e i colori bruciavano così violenti, vedevo ogni cosa con occhi da pittore. Era strano trovare nuovi sentimenti, per me era già abbastanza camminare e non sentirmi solo tra la folla, non sono un estraneo, gridai così forte

Se te lo chiedessi potrei contare su di te, se avessi bisogno di trovarti?
Se perdessi la strada potrei guardare se mi sei accanto? Gran brutta cosa una danza solitaria nella pioggia

Io farei lo stesso, correrei semplicemente, se tu cadessi resterei in piedi e arriverei,
se ti sentissi giù io sentirei il tuo richiamo, se sei qui intorno conta su di me

Se te lo chiedessi potrei contare su di te, se avessi bisogno di trovarti?
E se tu lo chiedessi potresti guardare se sono lì accanto
Conta su di me, io conterò su di te

Guarda la Luna, posso andarci
Se tu cadessi ti porterei lassù
Se io perdessi la strada tu mi rimanderesti a casa
Posso provare a dire il tuo nome?



IL PICCOLO JIMMY PARLA ALLA LUNA

Loro continuano a dirgli che lui scoprirà, sono così affidabili, loro lo illudono ancora, cercano di nascondere, la vita sarà un grande pallone
Parlando al buio, più che altro a caso, Jimmy la aspetta, alta nel suo, alta nel suo regno, adesso.

Jim continua a parlare piano alla sua ombra solitaria,
che lui solo può vedere,
Jim sta camminando piano nei folti prati verdi, cerca le api,
continua a nutrire i sogni,
il suo gregge di sogni pieni di luce,
continua a contare fagioli dalla sua latta, fagioli nella latta, come sogni.


Non tirerà a indovinare il suo futuro, esiterà dentro la sua mente,
lui sa che sembra assurdo che le persone più vecchie gli raccontino bugie, non sanno che lui non crederà loro, ci provano, non è colpa di nessuno.

“Se sei mio amico, invecchieremo insieme,” ma hanno torto.
Solo con le sue fantasie lui non crescerà, ma i giorni sono lunghi,
le strade polverose sono lì, ma sono così dannatamente roventi.
Lui si limita ad aspettare la Luna, la sorella che gli dirà tutto.


È un sognatore —parla alla Luna
Sarà un perdente —non diventerà un magnate
È un sognatore —non vincerà mai un rodeo
È un sognatore —una leggenda, nel suo mondo
È un sognatore —parla alla Luna
È un sognatore —parla alla Luna



MICHAEL SOTTO LA PIOGGIA

Centinaia di miglia di righe d’’autostrada,
-una tregua col tempo-
stivali invernali e una collanina slacciata,
il sole in faccia,
Helen conosce il prezzo del correre, la bestia da domare,
ma ci sono cose che i più non riescono a vedere,
a loro non importa.

Far credere è l’’essenziale,
e lei fa credere di star bene,
cercando un modo o due per uscire dalla sua conchiglia solitaria.
Una mattina gelata su nel Maine, arrivò lui,
e l’’unica cosa che lei richiama alla memoria è Michael sotto la pioggia.

Intagliando un pezzo di legno di faggio (ti è di qualche aiuto?)
Le piste bruciate dal sole, in Messico, possono farti invecchiare,
da laggiù arriva un señor imbrillantinato, “Mi querida, amor”,
ma l’’unica cosa che lei richiama alla memoria è il suo Michael sotto la pioggia.

Alto e distante, come un uccello in volo, Michael sorrise,
capelli umidi che risplendevano in un autogrill,
risplendevano come stelle.
I loro occhi si incontrarono, senza una parola,
lui non seppe mai il suo nome,
da allora l’’unica cosa che lei pensa di aver lasciato fuggire
è il suo Michael sotto la pioggia,
l’’unica cosa che lei abbia mai perduto è Michael sotto la pioggia.

“Scappa dalle parole e scapperai da te stessa,”
certi vecchi amici hanno ragione,
ma la piccola Helen e i suoi blues
camminano in silenzio e consumano scarpe.
Passano città, ma lei è così selvaggia,
e ricorda un giorno nel Maine,
e un lampo e un volto e una stazione di servizio
e il suo Michael sotto la pioggia,
lei ricorda soltanto un giorno nel Maine
e il suo Michael sotto la pioggia,
Michael, Michael…



(Ecco quando un ragazzo) IMPARÒ A ESSERE SOLO

Yippie-iai-yei, so, yippie-iai-yei
ecco quando un ragazzo imparò a essere solo
Yippie-iai-yei, so yippie-iai-yei
ecco quando un ragazzo imparò a essere solo

Attraverso gli occhi di Bobby che guidava in una New York notturna rosso-sangue,
attraverso le note di un sassofono che accompagnava la follia di Gene
in un appartamento distrutto,
nei fucili, nell’’alcool e nel dolore di Billy, Ben, Ernest e Warren,
nella figura alta e pallida che svaniva nel tramonto di Juarez.

Chorus


Insieme ai piccioni in una strada spazzata dal vento,
insieme ai poeti spagnoli, in un autobus, a primavera,
attraverso le corde di una chitarra scura,
rifiutando il fango di cui siamo fatti,
attraverso un milione di momenti che nessuno potrà condividere,
sotto la pioggia, ad aspettare una Cenerentola che non arriverà,
ecco quando ha capito di essere solo.


Chorus:



QUEI BEI SOGNI TRISTI

Sognavo di quegli occhi d’’angelo
Inseguivo un uccello che volava così in alto
Sognavo di quegli occhi d’’angelo
Cercavo qualcosa, l’’avrei trovato?
Sognavo e desideravo un tentativo d’’amore
Parlavo di tempo con cose
Che durano solo per un po’’


È strano imparare il modo in cui ogni cosa va veloce
Riguarda il tenere i ricordi finché durano
Odio vedere le cose andare storte, ma le vedo,
ho bisogno di vivere con qualcosa di mio

Ho bisogno di imparare ad alzarmi dal buio
Ad accettare le sconfitte e sapere
Che le sconfitte non mentono


Non so che succede ora
Non so che succede ora ai sogni
Quei bei sogni tristi
Quei sogni…



ATLANTE E ALICE NELL’ATLANTIDE DELLE MERAVIGLIE

Era un milione di anni fa, o il balzo della lancetta dei minuti?
Non sono sicuro di saperlo,
Perduto nei prati nebbiosi del Tempo.

Mi misi a sedere, pensando ad Atlantide,
e a tutta quella dannata acqua su di lei,
proprio come me e Atlante e Alice,
Atlante e Alice nell’’Atlantide delle Meraviglie.

Era ieri sera o vent’’anni fa?
Non sono sicuro di saperlo,
perduto e zoppicante nella luce piena.

Ricordo di essermi svegliato dalla mia mente
e di aver messo una taglia sulla mia anima fuggiasca.
Nessuno prese il cavallo e si mise a cercare,
arrivò solo il Folle sulla Collina e mi chiese:
“Cos’’è una mente? Cos’’’’è un’’anima?”
Gli risposi di non essere sicuro di saperlo,
è una specie di pastone di sogni densi, rumori e nebbia
—un infinito show radiofonico che nessuno ascolta, di cui a nessuno importa—


Per cui sorrisi, pensando ad Atlantide,
non c’’è nessuna Atlantide, nessuna Atlantide, ahimé,
e nessuna Terra,
nessun Paese delle Meraviglie, Alice,
Atlante ed Alice nell’’Atlantide delle Meraviglie.



LA CASA VICINO ALLE FELCI

C’’è una casa vicino alle felci,
c’’è una casa lontana da tutto,
c’’è una casa vicino alle felci
è una strada che abbiamo imparato.

Lì andiamo quando c’’è brutta tempesta, lì andiamo quando il mondo è inondato dal sole,
abbiamo imparato a lasciar perdere ogni indecisione, c’’è una casa vicino alle felci, c’’è una casa vicino alle felci.

C’’è una casa vicino alle felci,
c’’è una casa lontano da tutto,
lì andiamo quando l’’amore brucia,
non possiamo far altro che sentire il suo richiamo.

La casa vicino alle felci
è il nostro caldo rifugio da ogni cosa,
è la nostra piccola casa che stiamo costruendo, è la nostra piccola casa, guarda come splende, è la nostra casa d’’amore vicino alle felci.
C’’è una casa vicino alle felci
C’’è una casa vicino alle felci...



PERDENTI

Perdenti – ne ho visto quelle astronavi piene, oggi
Partenti – diecimila candele nella nebbia
Perdenti – desideravano ardentemente quei vuoti, nello spazio
Hanno scelto – credevano che espandersi fosse la loro salvezza

Ovunque mi volti ci sono cercatori di Luna
Ogni sogno che brucia lascia sempre meno spazio ai perdenti


Perdenti – gli indovini sondano il volo dell’’aquila
Ribelli – braci arrugginite nei falò
Perdenti – i Ragazzi Cattivi continuano a perdere, nelle strade
Coltello d’’Argento – la preda correrà finché non si incontrano
Perdenti – che puntano verso i cieli, puntano, puntano


(Annunciatore dello Spazioporto: signore, signori e altre creature, il volo per Arturo IV decollerà tra tredici minuti, i passeggeri dovranno raggiungere il gate 16.014)



IL FIUME DEL TEMPO TRISTE

Mai stato così nudo
In queste pagine del cuore
Mai stato così aperto
In questo labirinto del cuore
È solo il Fiume del Tempo Triste
Ho il Fiume del Tempo Triste

Cammino ogni mattina come tutti si aspettano che faccia
Non posso dire la storia che porto dentro di me
Affido ogni cosa a queste canzoni
Credo realmente che non si possano trovare parole
È solo il Fiume del Tempo Triste
Ho solo il Fiume del Tempo Triste che scorre
Ho il Fiume del Tempo Triste che mi assale

Ben chiuso dentro me stesso,
tutto il giorno,
ben chiuso dentro me stesso, canto, ben chiuso dentro me stesso
vedo fiumi, là fuori

Non voglio Salvezza, non cerco Gloria,
ditemi la storia, ditemi la storia
del Fiume del Tempo Triste
ho il Fiume del Tempo Triste
È solo il Fiume del Tempo Triste
ho il Fiume del Tempo Triste



DA QUALCHE PARTE LUNGO LA STRADA

Mi sono fermato da qualche parte lungo la strada, una volta
In cerca d’’oro o di qualcosa che splendesse
Non so cosa ho trovato ma sento che è più che oro, è come un fuoco
E tutto quello che posso dire
È che l’’ho trovato da qualche parte lungo la strada, un giorno

Mi sono fermato da qualche parte lungo la strada, una volta
In cerca d’’oro o di qualcosa che splendesse
Non so cosa ho trovato ma sento che è più che oro, è come un fuoco
E tutto quello che posso dire
È che l’’ho trovato da qualche parte lungo la strada, un giorno

Da qualche parte lungo la strada, da qualche parte lungo la strada, un giorno



FAME E RABBIA

Quindi l'amore ha illuminato le mattine,
quindi l'amore ha dipinto le pareti,
eppure io sento ancora tanta rabbia dentro
che mi mangia ogni giorno
sono come un cane randagio sotto la pioggia in un vicolo cieco
mi sento come se stessero per chiamar fuori i secondi
temo ci sia stato un qualche deragliamento
sui binari morti c'è la gramigna

A volte sento questa rabbia dentro di me
a volte vedo la fame che mi mangia
a volte
conficcherei i denti, farei il mondo a brandelli

Quindi l'amore ha trovato nuovi fiori
che posso mettermi a innaffiare qui
l'amore, lo Strano Pacificatore,
l'amore può seppellire le paure
ero tornato dai miei inutili e rattoppati Vietnam
ero salito coi gomiti fin sulle cime dei crinali
non dovrei essere un Gandhi che predica
non dovrei forse accontentarmi di questo raccolto?

A volte sento questa rabbia dentro di me
a volte vedo la fame che mi mangia
a volte
vorrei lasciare che le cicatrici gridassero
vorrei volare così alto



DI TRENI E DOLORI

Di treni e dolori ho avuto la mia parte
Su treni e dolori ho pagato il mio biglietto

Sembra che col passare dei minuti stia vedendo meglio le cose
Sembra una specie di transizione lenta, ogni giorno, sembra una folle e dannata corsa che mi sto lasciando alle spalle
insieme a treni e dolori

Di treni e dolori ho avuto la mia parte
Su treni e dolori ho pagato il mio biglietto

Se quei blues urlano troppo forte, amico, allora prenderò un treno per la Spagna, oppure posso volare ben più in là, fino alle isole Far Oër e sbarazzarmi
di treni e dolori

Di treni e dolori ho avuto la mia parte
Su treni e dolori ho pagato il mio biglietto

Se quei blues si appiccicano con troppa forza, amico, allora mi comprerò una valigia nuova o cambierò nome e troverò un’’amante a Vancouver e mi sbarazzerò
di treni e dolori



LE VECCHIE COSE DI BILL LO STORTO

Il suo nome era William Anderton
ma tutti in città lo conoscevano solo come Bill lo Storto
lavorava tutto il giorno alla fresatrice
sembrava così calmo

Il suo nome era William Anderton
ma Bill lo Storto era la sua maschera affinché gli altri non vedessero
i sogni che faceva duravano tutta la notte
erano così grandi

Una volta in una vita di attese e gengive secche,
di “c'era una volta” ne ebbe abbastanza,
una volta, al momento giusto, disse no
e anche ogni cosa andò a posto
e poi tutti gli oceani si asciugarono
sembrava che ogni vecchia cosa stesse morendo

Il suo nome era William Anderton
ma tutti in città lo conoscevano solo come Bill lo Storto
si mise a sedere in veranda tutto il giorno
gli occhi fissi verso l'alba
e i cespugli lì davanti



IL NIBBIO

Il nibbio siede irrequieto lassù in alto, un cielo da arare
Odore di rinascita della foresta, il nibbio è pazienza e fuoco
Un fiotto più rapido di sangue denso per il ladro dell’’aria

Questo nibbio è insofferente degli stormi che evita e insegue
Tuffandosi solitario in un canale di nuvole si scorda dei suoi polmoni impacciati, e poi di nuovo alla sicurezza della sua casa lontana

Lacrime di ovatta, come una nevicata cieca, nelle ali un vento caldo, periodico, la bocca riarsa da una sete senza nome, occhi vitrei che puntano lo stagno

A volte il nibbio sembra svogliato, stufo e stanco di volare
Come un soldato invecchiato troppo, non c’’è niente che voglia
A volte il nibbio solleva il collo e vibra nella spina dorsale
Di tanto in tanto sa cosa vuole e lo abbranca nella sua presa

Sogni di acqua piovana e incubi di pietra, notti calendario e febbre dentro alle ossa, una spina nell’’inguine, guizzi di freccia di volti
Nel fondo del bosco l’’intrico mantiene le tracce

A volte il nibbio solleva il collo e vibra nella spina dorsale
Di tanto in tanto sa cosa vuole e lo abbranca nella sua presa
Il nibbio siede irrequieto lassù in alto, un cielo da arare
Odore di rinascita della foresta, il nibbio è pazienza e fuoco



APOCALISSE A BUON MERCATO

Grattacielo – ramoscello di cemento che ondeggia al vento
Morbida luce cobalto al duecentoventesimo piano, il Capo è solo,
a contare chissà che nel cuore della notte senza stelle
pensa a Gomorra e a un gin and tonic e aspetta il Giorno del Giudizio

Il nuovo arrivato della setta ha una strana luce negli occhi
Mentre studia avvoltoi ossuti e spaventapasseri con la cravatta
Appesi a zero sogni
Borbotta sermoni a orchidee e sedie e un giorno, stanco di idiote mitologie da villaggio, raderà al suolo l’’intera città

Apocalisse a buon mercato sul gelo dei tombini e nelle nacchere del vento
Compratela a dispense nell’’edicola vicina, c’’è brama di distruzione ma nessuno ammette di avere una Apocalisse a buon mercato in mente

Guardate il vecchio Satana che gioca a carte con Chris Lee
Attore di terza categoria, sa solo digrignare i denti e spaventare le vecchiette
Nei gorghi della sua tasca c’’è un libro
Si chiama Apocalisse a buon mercato e lui lo legge e non ne afferra una parola



I FUORILEGGE HANNO BISOGNO DELLA LIBERTÀ

Non sono mai stato bravo a seguire le leggi della città
Non ho mai lasciato che le Bibbie mi placassero
non sono mai stato capace a badare alle semplici cose di ogni giorno
sempre, sì, sempre,
sono sempre stato un clown dalla testa dura

Ho visitato posti e città come fossi stato un cieco,
non sono mai stato un ribelle urlante, questo lo sapete,
ho sempre sentito di avere il diritto di sbagliare da solo
sempre, sì, sempre,
sono sempre stato un clown dalla testa dura

I fuorilegge hanno bisogno della libertà
di cadere e rialzarsi
I fuorilegge hanno bisogno della libertà
i “signorsì” ingoiano bugie
I fuorilegge hanno bisogno della libertà
è il grido di Huckleberry Finn

Ditemi che sono un maledetto stupido
dimmi che la vita è una maledetta faccenda
non mi è mai andato un sogno tipo osso per cane
quindi forse mi limiterò a cadere

La scorsa notte sono stato a cena con la famiglia Finn
whisky rye e prosciutto e un po' di torte di ricordi
poi Huck ha attaccato con quelle storie di posti in cui siamo stati
tramonti bonanza e quelle bugie col sorriso

I fuorilegge hanno bisogno della libertà
di cadere e rialzarsi
I fuorilegge hanno bisogno della libertà
i “signorsì” ingoiano bugie
I fuorilegge hanno bisogno della libertà
è il grido di Huckleberry Finn



L'ESTATE DI SAN MARTINO

Ho camminato lungo una strada
ho throwing out le spine del tempo
sono stato santo, ho commesso errori
ho camminato lungo questa strada

E non ho mai lasciato mai che le cose mi venissero troppo vicine
ma non ti amerò mai come oggi
e troverò una brezza ondeggiante

Ho cercato quel momento
sono stato assetato di addii
ho continuato a scorrere come un fiume dentro al tuo tempo
e tutto quello che posso fare, tutto quello che posso fare
tutto quello che posso fare è solo aspettare, di fuori

Tutto quello che posso fare è aspettare dentro a questo tramonto
e tutto quello che farò e guardarti, lì,
un'infinita Estate di San Martino
sta aspettando da qualche parte
col suo calore senza valore



BLUES BIANCHI

Ha quei Blues Bianchi, ha quei Blues Bianchi per tutto il giorno
ha quei Blues Bianchi, ha quei Blues Bianchi e si sente sbagliato
a volte si mette a fissare dalla finestra una piazza in cui non cammina nessuno.
Ha quei Blues Bianchi, suona l'armonica nella sua stanza buia
ha quei Blues Bianchi, un ribelle muto che ama la tristezza
ha letto su un libro che il blues è nero ma lui è convinto che abbia la sua carnagione.

Ha quei Blues Bianchi, papà lo vuole iscrivere in una nuova scuola
ha quei Blues Bianchi, gestione alberghiera, è per il suo bene
ma lui sa che quando uno dice è per il tuo bene bada sempre al suo.

È felice solo quando suona
è vivo solo quando può cantare
indossa i suoi Blues Bianchi come una seconda pelle
che fa male ma è veramente la sua.

Ha quei Blues Bianchi, ha quei Blues Bianchi per tutto il giorno
ha quei Blues Bianchi, troverà la strada giusta per Bluesland?
Ha quei Blues Bianchi, ha quei Blues Bianchi,
oh, ribelle,
a vita normale rompe
i blues ti inchiodano
i blues volano
smettetela di dargli ordini
smettetela di dargli consigli.



STELLE

La notte stende le sue mani d’’ombra sulle stazioni, le strade vuote sono piene di fantasie zodiacali
Le pupille dei telescopi sembrano mosche ubriache in un cielo spazzato dalla polvere, che nessuno guarda
Le stelle immobili sono appese al loro telaio, mani assetate sciolgono la criniera dei sogni

Alla fine dell’’autostrada lunare
C’’è il miraggio del mattino che pulsa tra le vene, un calore di supernova scorre
Come un fiume dentro la testa
Le stelle lontane bruciano, incendiano l’’anima, vendemmia di luce, come una cascata
Qualcosa nella notte ha un suono nuovo
Elettricità di melodie marziane
Che illumina il cielo

Quando le acque inaridiscono su suolo pietroso
E la realtà asfalta occhi stanchi
La senti la forza della creazione?
Le vedi le stelle alla tua finestra?

Io, ora sono su un lato di questo quadro,
Le stelle non si muovono ma so che hanno visitato la mia stanza, dal loro nido d’’aquila hanno acceso questa oscurità che desidera

Milioni di sensibilità più avanti
Ci sono i pascoli galattici della Verità
Il razzo fischia in un dolore lancinante
Mentre solca il biondo mare della Chioma di Berenice

Gli astronauti si risvegliano in un’’esplosione di estati
Mentre le stelle aspettano e guardano



SEDUTO IN UN PARCO

Seduto in un parco, sto così bene,
seduto in un parco, a star bene,
un bel libro nello zaino,
lo prenderò tra un po'
ne leggerò una pagina, qualche pagina

Devono esistere cieli in cui un uomo solitario possa navigare
abbandonare la quest non significa fallire,
scegliendo di non soffrire ogni sofferenza se ne va via
essere così soli non è un dolore

Seduto in un parco, sto così bene,
seduto in un parco, a star bene,
un bel libro nello zaino,
lo prenderò tra un po'
ne leggerò una pagina, qualche pagina

I “Deve essere“ non infestano più i sogni
il bisogno di amore è solo un debole bisbiglio nel vento
so che c'è un fiume
che scorre impetuoso nel bosco
ora non mi alzerò in piedi a sentire il suo lamento
ma aspetterò e aspetterò
aspettando il mio momento

Seduto in un parco, sto così bene,
seduto in un parco, a star bene,
un bel libro nello zaino,
lo prenderò tra un po'
ne leggerò una pagina, qualche pagina



ALL'INTERNO DEL MIO STECCATO

Vivo all'interno del mio steccato,
sento notiziari delle vostre guerre
mi collego alla mia Internet personale
E sogno di poter navigare, e navigare

Guardo fuori dalla finestra, so aspettare
le foglie mi dicono da che parte soffia il vento
tante, così tante foglie che navigano

Sento i miei film dentro di me,
giro scene che non potrò vendere
correggo grammatiche che mi invento
e cerco un nuovo set di vele bianche

Guardo fuori dalla finestra, so aspettare
i volti mi dicono che il marciapiede è gelato
troppi, troppi volti in attesa

Tutto quello di cui ho bisogno è un po' di pace
– pace per combattere una guerra col Tempo
vivendo dentro uno schermo
– gli schermi non riescono a raggiungere l'interno
cammino invece di correre – corro invece di volare
volo al di sopra di un dolore, continuo a navigare come una foglia

Guardo fuori dalla finestra, so aspettare
le foglie mi dicono da che parte soffia il vento
tante, così tante foglie che navigano

Tutto quello di cui ho bisogno è una mappa del mondo
– per girare in tondo alla mia casa
casa è dove appendi la testa
– a testa bassa contro nessun mulino a vento
le vele erano fatte per volare – le foglie che volano sanno come si vaga
“correre” è un altro modo di dire “andare”
andare non è altro che sogni che volano

Vivo all'interno del mio steccato,
sento notiziari dalla mia pelle,
mi collego al mio GPS dei sogni



LE BELLE BARCHE DI TOM ELDER

Avete più visto Tom Elder, quello che costruiva barche?
Costruiva quelle belle barche, un tempo
Avete più visto Tom Elder, quello che costruiva barche?
Faceva navigare tanta gente

Parlatemi di Tom Elder, non si vede più in giro, la sua vernice e le sue colle stanno seccando, parlatemi di Tom Elder, non si vede più in giro
quell’’uomo sapeva far navigare la gente
Voci da isole lontane dicono che Tom abbia costruito la sua ultima barca
L’’abbia calata nelle acque fangose del fiume e sia svanito nella nebbia grigia

Avete visto Tom Elder, quello che costruiva barche?
Le sue barche erano veloci e resistevano alle burrasche
Avete visto Tom Elder, non si vede più in giro, faceva navigare tanta gente



TRA ALTI PINI

Come un vecchio viandante che sogna io continuo a camminare
Tra alti pini, e ascolto
Ho specchi che svaniscono sempre più ma vedo
Le loro ombre, ora
Bastano a tenermi caldo

Alti pini ondeggiano lungo la strada
alti pini sussurrano nell'anima
memorie che si intrecciano,
vengono da tanto tempo fa
non importa,
non conosco la strada

Ascolto alti pini – voci di foglia tutt'intorno
ascolto alti pini – le mie persone amate

Come un fuggitivo da niente
correvo tra alti pini e mi lamentavo
ora cammino lento, respiro
posso vedere quelle ombre
bastano, non sono solo

Solo una strada tra alti pini
non c'è nient'altro
solo una strada tra alti pini
sono come una porta

Come un vecchio viandante che sogna io continuo a camminare
Tra alti pini, e ascolto
Ho specchi che svaniscono sempre più ma vedo
Le loro ombre, ora
Bastano a tenermi caldo